Carne rossa sì, carne rossa no: è questo il dilemma con il quale abbiamo convissuto a partire dal nuovo millennio, nel quale si è fatta largo l’ipotesi – sempre più diffusa –  che la carne rossa potesse minare la salute dell’organismo e, addirittura, che fosse – nella piramide alimentare – un cibo tra i principali responsabili dello sviluppo di numerose patologie, tra cui in primis i tumori, diabete ed altre malattie che chiamano in causa la circolazione ed il cuore.

La ricerca e la scienza, però, di recente hanno scardinato i pregiudizi sulla carne rossa, addirittura rilanciata come indispensabile per una buona alimentazione in riferimento ad un consumo moderato della stessa.

A confermarlo sono i numeri: mangiare meno carne rossa, purtroppo, non comporta nessun miglioramento del proprio stato di salute se questo è compromesso a causa di patologie serie da cui i pazienti sono affetti.

I dati rilevati confermerebbero che, addirittura, il consumo di carne rossa non inciderebbe sulla salute neanche qualora l’alimento fosse stato sottoposto a processi di trasformazione.

Ma su questo permangono dei dubbi relativamente, più nello specifico, agli insaccati.

Carne rossa: lo studio della Dalhousie University

Un gruppo di ricercatori guidato da un epidemiologo della Dalhousie University, Bradley Johnston, a seguito di studi condotti sul legame che il consumo di carne rossa può avere con lo sviluppo di determinate malattie, tra cui varie forme di tumori o patologie cardiovascolari e, quindi, patologie caratterizzate da un maggiore tasso di mortalità, è pervenuto a risultati diversi rispetto a quelli finora considerati. In pratica, l’equipe di Johnston, ha rilevato che chi non consuma carne rossa, così come chi invece la consuma, non registra miglioramenti del proprio stato di salute.

Questa teoria, qualora fosse accettata dal mondo scientifico ed approfondita con ulteriori e più approfondite ricerche, ovviamente rimescolerebbe tutte le carte in gioco ma i risultati della ricerca sono stati “impugnati” da una serie di associazioni che gridano al “falso”, nonostante questo nuovo studio sia pervenuto alla conclusione che mangiare carne rossa non è poi così dannoso e, da quanto rilevato, quindi, questo alimento non dovrebbe prendere posto nella categoria 2A, sigla che lo identificherebbe come “probabilmente cancerogeno”.

I risultati: i numeri della ricerca

La ricerca condotta, di fatto, trova fondamento su cinque revisioni sistematiche che mettono in relazione il consumo di carni ed eventuali pericoli per la salute.

I numeri della ricerca condotta hanno fatto riferimento a circa 55.000 persone, sulle quali – appunto – non sono stati riscontrati collegamenti diretti per i quali la carne avrebbe determinato le patologie dei pazienti.

Chiaramente, questo risultato riguarda il consumo moderato di carne rossa ed insaccati, considerando ciò nient’altro che un buon consiglio da estendere a qualsiasi altro alimento.

Detto questo, se da una parte ciò corrisponderebbe a risultati scientifici degli studi condotti della Dalhousie University, è altrettanto vero che l’equipe con alla guida l’epidemiologo Johnston non ha analizzato, dall’altra parte, il rapporto tra l’alimentazione degli animali destinati al macello ed il prodotto finito per rilevare anche altri dati.

Infatti, così come ogni alimento, anche la carne rossa dovrebbe essere sottoposta regolarmente a controlli che ne certifichino il rispetto dei parametri richiesti dalla legge e, indispensabile, sarà il controllo dell’intera filiera produttiva della carne ed una valutazione dello stato di salute degli allevamenti in base ai trattamenti loro riservati.

È chiaro che, quindi, non è la carne rossa ad avere riscontri solo ed esclusivamente negativi, ma gli stessi sono determinati principalmente da una complessiva cattiva alimentazione. Infatti, sono tanti – purtroppo – coloro che ricorrono all’impiego di inquinanti ambientali, fertilizzanti chimici o prodotti che, ovviamente, hanno delle conseguenze sulla salute degli animali.

Ciò detto, la carne rossa può – anzi oseremmo dire deve – essere presente perché prevista da qualsiasi buon regime alimentare che sia il più possibile assortito e variegato.

Certo, come di ogni altro alimento, anche della carne rossa non se ne dovrebbe fare abuso e, infatti, è consigliabile che la stessa venga consumata due volte alla settimana.

Produttori e distributori filiera carne: qualità, competenza e serietà al servizio dei clienti

A questo punto, quindi, cosa si dovrebbe fare? Spesso, nel caso di acquisto di piccole quantità di prodotto, è possibile rivolgersi al macellaio di fiducia che garantisce in senso assoluto sulla qualità della carne rossa. Le cose cambiano, invece, nel caso della grande distribuzione, soprattutto nel settore Ho.Re.Ca., in cui chi acquista dei prodotti ne richiede in grandi quantità.

Pertanto, in particolare per l’acquisto della carne rossa, sarà bene trovare un distributore di fiducia che possa assicurare un prodotto di qualità eccellente che arriverà sulle tavole di un’utenza ampissima. Soprattutto, i grandi distributori provvedono anche alla conservazione perfetta dei vari prodotti destinati a ristoranti, hotel e catering è proprio per questo motivo rispondono a regole ben più rigorose. In conclusione, la carne rossa è necessaria per un’alimentazione sana ed equilibrata e, come tale, è irrinunciabile.

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